Identità femminile, maternità, Poesia

Primavera interiore

Diventare mamma ha enfatizzato ancora di più la mia ambizione alla perfezione e il mio senso di responsabilità. Anche quando faccio tutto a regola d’arte la me interiore trova sempre qualcosa da criticare.

Con questi presupposti, l’emozione grandissima di essere mamma mi ha trascinato in un pericoloso ragionamento…

Se voglio essere una brava mamma allora devo dedicarmici al 100%.

Voglio leggere e fare miei tutti i libri sull’approccio dolce, la comunicazione efficace, i benefici dell’allattamento, l’autosvezzamento, il babywearing, il co-sleeping, bed-sharing, comunicazione delle emozioni, trasformare casa in un asilo montessori, non arrabbiarmi mai e portare solo pace e gioia negli occhi e nel cuore del mio tesoro di bambina.

Solo così mi sentirò di non aver fallito in qualcosa. Solo così potrò sentirmi immune dai sensi di colpa se qualcosa dovesse andare storto.

Avrò dato tutta me stessa e non potrò rimpiangere nulla.

Così mi dicevo e sono riuscita a resistere per un anno e mezzo mettendo le mie priorità, le mie passioni, i miei spazi sempre in secondo piano.
La bimba era piccola e aveva bisogno di me. Il resto poteva e doveva aspettare.
Poi la me di prima a iniziato a bussare.

” Dove sei? Perché non hai più tempo per me? 
” Ora non posso. C’è mia figlia prima. A lei devo dare il 100%.”

Le giornate erano lunghe, faticose e anche i momenti che dovevano essere di gioia iniziavano a pesarmi. Avevo deciso che quello era il modo migliore per essere madre.

Poi ho iniziato a diventare insofferente, non potevo stare bene con mia figlia se continuavo a rinunciare a me stessa.
Il 100% di me che davo a mia figlia si era ormai trasformato in un 60%. Ero incapace di recuperare le energie e le forze.

Accettare questo è stata come un’enorme sconfitta. Ma non c’era altro modo per stare meglio, dovevo chiedere aiuto e separarmi da Margherita per qualche ora con l’aiuto dei nonni.

Così pian piano ho messo da parte i miei sensi di colpa e ho cominciato a respirare, a riprendermi i miei spazi. E dopo alcuni mesi ho riscoperto che le passioni di un tempo non erano morte, e anzi che ora riuscivo a goderne con un entusiasmo tutto nuovo.

Da mesi mi portavo dentro questo desiderio di rinascita, ma si trattava di un sentimento complicato, un misto di paura del nuovo e fastidio per il vecchio. L’ebbrezza di scivolare giù da uno scivolo altissimo e provare quella sensazione di libertà ed euforia. Mi immaginavo salire una ripidissima scala a pioli e sporgermi da lassù. Ero là, a un passo dal buttarmi ma ancora non ero pronta. Ci pensavo, ci soffrivo e non ne venivo a capo.

Vorrei poter essere mamma premurosa ma anche traduttrice e insegnante soddisfatta del suo lavoro. Vorrei partecipare a conferenze, incontri, perfezionarmi nel mio lavoro ma poi quando mia figlia torna a casa mollo tutto e sento che il mio posto è con lei perché i suoi anni di bimba piccola passano in fretta e non voglio perderli.

Ma vorrei anche non perdermi le mie passioni, le competenze, le opportunità che incontro lungo il mio cammino. Vorrei avere tempo di fare bene tutto ma non per farlo mi sembra di sacrificare sempre qualcosa.

Credo sia una battaglia di molti.

Siamo più anime nella stessa persona, ma a volte sembra che il mondo ci voglia a compartimenti stagni.

E ora non dico di aver trovato la soluzione, il giusto modo per far quadrare tutto, ma ho deciso di provarci perché non voglio più fermarmi per paura di fallire.

Adesso quando vuole che io dorma accanto a lei mi porto il mio libro in cinese da leggere, tra le storie che scelgo di leggerle ci sono quelle che sto traducendo e alcune selezionate appositamente in biblioteca perché parlano di Cina.
Sono felice di poter condividere con lei le mie passioni e che lei veda che mentre lei è a giocare con i nonni la mamma sta lavorando ed è felice di quello che fa.

Ieri sera pensavo a quanto la primavera ci emoziona con il suo cambiamento, e questa mattina leggo un articolo pieno di coraggio come quello di Chiara Magnani “Dove ho trovato il coraggio di cambiare”. E allora capisco che sono in molti a provare quella sensazione.

Vorrei che potessimo donare al mondo il meglio di noi stessi.
Il vecchio che non ci appartiene più, lasciamolo andare. 
Faremo spazio alle cose belle che devono arrivare.

Come alberi fioriti

La primavera è speranza, è attesa.

Ci fa credere che se la natura si rinnova ogni anno,
anche noi possiamo sbocciare e rinnovarci se vogliamo.

Via le foglie secche dell’autunno,
sciolto il gelo dell’inverno,
anche noi possiamo fiorire.

Fa paura perché i fiori possono gelare,
possono essere soffiati via dal vento.

Ma le piante non hanno paura,
affrontano la primavera ogni anno con lo stesso coraggio.

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